Il mondo è chiuso fuori: Hikikomori e gli altri
In Giappone questo fenomeno ha un nome ben preciso ”Hikikomori" : significa “ritiro” e indica una modalità con cui alcune centinaia di migliaia di giovani giapponesi e non solo, hanno "deciso" di esprimere il proprio male di vivere”.
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Obiettivo
• Adattare al contesto culturale italiano i protocolli d’intervento sperimentati in Giappone, tramite interventi a favore di 20 casi di adolescenti con problemi di ritiro sociale conclamato e delle loro famiglie, residenti nella Provincia di Milano;
• Mettere a punto un modello d’intervento e testarlo affinché sia replicabile;
• Diffondere l’esperienza tramite un percorso formativo a cui contribuiscano anche esperti provenienti dall’estero;
• Promuovere gruppi tra i genitori di adolescenti che manifestano segnali di ritiro al fine di accompagnarli in un percorso di prevenzione o intervento precoce;
• Sensibilizzare i servizi/operatori “sentinella” – pediatri e medici di base, scuole,…- per l’individuazione e l’intervento precoci sul problema. -
Obiettivo generale
Questo progetto intende sperimentare strade nuove per affrontare un disagio adolescenziale che, proprio per la sua specificità, spesso rimane nascosto fra le mura domestiche.
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Destinatari
L’80% di hikikomori sono maschi tra i 13 e i 18 anni e presentano un ritiro grave che li conduce lentamente ad isolarsi, abbandonare la scuola e, infine, recludersi in casa dove tiranneggiano genitori spaventati ed impotenti di fronte a tale ritiro dalla vita sociale.
Le avvisaglie di questa sindrome si rilevano in alcuni comportamenti inconsueti quali:
- Rifiuto di andare a scuola
- Isolamento
- Paura di non piacere / di non essere accettati dal gruppo dei pari
- Mancanza di amici
- Inversione del ritmo circadiano (dormire di giorno e stare svegli di notte)
- Incapacità di comunicare se non utilizzando mezzi informatici
- Scatti d’ira incontrollata
- Comportamenti bizzarri -
Azioni
Interventi domiciliari
Per realizzare un lavoro domiciliare di qualità ci siamo dotati di operatori competenti (psicologi ed educatori) che operino in rete con gli operatori del territorio (psichiatri, neuropsichiatri infantili), al fine di valutare, se e come, un intervento precoce a domicilio possa recuperare il ragazzo dall’isolamento ed evitare un eventuale ricovero.
Il percorso, inizialmente domiciliare, ha come obiettivo di aiutare, in tempi più o meno lunghi, il ragazzo ad uscire ed iniziare un percorso nel nostro centro di recupero prima di rientrare nella vita di tutti i giorni. Durante questo percorso sarà consentito al ragazzo/a di trovare la dimensione migliore per se stesso che può andare da un periodo di relativo isolamento a momenti di maggiore socializzazione.
Centro Diurno
La Fondazione dispone di spazi per l’accoglienza diurna di adolescenti in difficoltà. Rispetto a questa specifica tipologia di adolescenti si intende attrezzare contesti che consentano di graduare l’impatto con il gruppo dei coetanei, a partire da una relazione “protettiva” 1 a 1 con l’educatore di riferimento. La riabilitazione alla socializzazione prevede strumenti quali la danza- movimento-terapia e la fruizione di situazioni creative ed espressive.
Sostegno ai genitori
Spesso il disturbo del ragazzo ha profonde origini che risalgono ai primi anni di vita e che rende la relazione fra genitori e figli complessa e gravemente patologica. L’offerta di una consulenza individuale o del confronto in un gruppo di parenti che vivono una situazione analoga, rappresentano una condizione fondamentale per garantire, in parallelo al lavoro col ragazzo/a, un intervento che faciliti la comprensione del problema e il cambiamento anche da parte della famiglia. -
Dove
Il progetto prevede interventi a domicilio e, in un secondo momento, incontri con lo specialista di riferimento presso il Centro Diurno della Fondazione.
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Quando
Il progetto è in corso
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Fonte
Finanziamenti da privati.


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